
Tra le coltri piovose
nel primo chiarore aleggiano ,
lievi e straniere ,
gocce fini da levante .
Ticchettano alla soglia arcana dell'ultimo sonno
per poi appoggiarsi e storte scivolare
sui vetri e le muschiate tegole ,
giù giù , fino alle screpolate bocche di giardini assetati .
Fra le brume umide indistinto trapela il litorale ,
e rimbalzando tra gli usci e i nidi
vibra l'aria al tuono lamentevole ,
che ispira l'indugiar d'uscire ;
con ritmico fragore tra i lisci ciottoli e la rena ,
merletti d'impermanente spuma ricama il mare
sui qual fugace illusion d'eterno , s'incarna e muore .
Finita ormai è l'ora delle foglie fragili
quando il sipario dei giorni brevi s'apre
ad annunciare il tempo del corvo sulla neve ,
ed il peso del silenzio che dilaga in ogni dove .